La ex moglie va mantenuta anche se miliardaria
La prima considerazione nel leggere dai giornali del 2 agosto, che la Corte di Cassazione ha stabilito che il marito deve continuare a pagare 2500 euro/mese alla ex consorte, anche se questa è entrata in possesso di più di 2 milioni di euro, è un mix di rabbia e incredulità nel constatare, ancora una volta, come questi "anacronistici anziani ermellini" siano lontani anni luce dal saggio buon senso comune e dalla quotidianità della stragrande maggioranza della gente.
Ha un bel da disquisire di fioretto sul quotidiano Libero l'avvocato Anna Bernardini De Pace, sulle motivazioni tecniche di un tale pugno in faccia alla dignità di tutte le donne ma l'offesa rimane per le donne che continuano ad essere forti da sposate e mantenute e considerate handicappate da separate, anche quando sono miliardarie.
Ce n'è abbastanza per andare a prendere un antiemetico !
E se le prime considerazioni, provocano il voltastomaco, la situazione peggiora quando si cerca di entrare nello specifico dell'argomento. Impariamo dal suddetto Avvocato che nel 2008 esiste ancora l'Art. 156 del Codice Civile, che è quello che norma gli effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi. In particolare il Giudice stabilisce, a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione, il diritto di ricevere dall'altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento qualora egli non abbia adeguati redditi propri.
Prima considerazione: la Signora in oggetto, ha avuto, come da notizie giornalistiche più di 2 milioni di euro. Già questo fatto, se la legge è uguale per tutti, come sta scritto su tutti i tribunali e sta scritto nell'art. 156 del Codice Civile, una persona che ha percepito più di 2 milioni di euro, secondo questi Giudici non ha adeguati redditi propri? Come mai questi "anacronistici anziani ermellini" non applicano la legge? Ma questi Giudici sanno che nel 2008 molti miei clienti a Reggio Emilia, non arrivano a fine mese con i propri redditi?
Seconda considerazione: in merito al fatto che ancora nel 2008 esista la separazione per colpa: occorre un luminare psicologo come Francesco Alberoni, specializzato in dinamiche amoroso-affettive, per sapere che anche se è sempre uno dei coniugi a prendere la decisione della separazione, è pur vero che si giunge a tale decisione quando da parte di entrambi e da molto tempo prima, era cessata quell'armonia affettivo-sentimentale e quella comunione di intenti che in passato aveva convinto la coppia ad unirsi in matrimonio?
Terza considerazione: sfido chiunque a farmi l'elenco e a quantificare, a quanti mariti abbandonati in tronco da signore affascinate da giovani virgulti, i giudici hanno stabilito un assegno di mantenimento per colpa.
Conclusione sull'argomento: credo che il concetto di colpa, è quindi più anacronistico, e vecchio degli ermellini. Soprattutto dopo 40 anni dalla rivoluzione sessuale e relativa emancipazione femminile, rimane un'offesa alla dignità di ogni persona di buon senso.
Ma questo paese, con i politici che mantengono queste leggi (guarda caso che la lobbie parlamentare degli avvocati e magistrati, rappresentanti in Parlamento, è trasversale a tutti i partiti, e se non vado errato, costituiscono più di un terzo di tutti i parlamentari). I Magistrati che sentenziano anche quando le leggi parlano chiaro in senso contrario, come ho disquisito con il normale buon senso sull'Art. 156 del Codice Civile. Gli Avvocati che hanno mille interessi a mantenere le cose come stanno, rimpinguando con parcelle esose, incontestabili e senza limiti i loro già cospicui patrimoni, si può chiamare paese civile?
Nei paesi veramente civili, proprio per evitare questo disastro ai cittadini, già colpiti dalla disgrazia dello scioglimento della famiglia, le controversie familiari sono state tolte da questa giungla di interessi che esiste in Italia, e molto più seriamente sono state affidate, quando non c'è accordo, ai centri famiglia dei Comuni.
In questi paesi. il Giudice invia a detti centri i litiganti, che vengono sentiti da un'assistente sociale, per quanto attiene la situazione patrimoniale, lavorativa e impegni giornalieri che i coniugi hanno, e a uno psicologo dell'età evolutiva che si interessa di trovare la migliore soluzione di separazione per salvaguardare il più possibile i diritti dei minori.
Entro un tempo ragionevole, non anni come in Italia, ma pochi mesi, i due consulenti relazionano al Giudice che riconvoca i coniugi e tenendo conto del parere professionale e specialistico dei due professionisti sentenzia le condizioni della separazione. Risultato di una simile impostazione è che in pochi mesi, si arriva ad una sentenza definitiva, si liberano quindi i Tribunali Civili da pratiche e faldoni che in Italia vanno avanti dai 6 ai 10 anni. Siamo la vergogna dell'Europa, com'è noto, in quanto siamo al primo posto tra le nazioni della Comunità Europea per i tempi della giustizia, o meglio dell'ingiustizia. I cittadini spagnoli, francesi, tedeschi e credo nel Belgio, che adottano un sistema molto simile a quello appena descritto, non vengono spolpati dagli avvocati e non finiscono nella schiera dei nuovi poveri, come ha detto ieri un servizio al telegiornale.
I Magistrati avrebbero molto più tempo per dedicarsi a cause socialmente rilevanti, come fallimenti di ditte e finanziarie (vedi Parmalat e Cirio) che hanno gettato sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie, invece di fare gli attori di uno Stato mammone e femminista nel senso più deteriore del termine. La sentenza di Treviso segue questa filosofia giuridica che si può leggere così: si, lei è ricca ma essendo una donna, quindi una debole senza il marito, potrebbe sperperare il suo patrimonio, quindi io Stato mammone e patetico, ti garantisco una rendita a vita ai danni del marito.
Altroché emancipazione femminile!!
Considerazione altrettanto amara: se il marito avesse fatto una rapina a un porta valori, invece di sposarsi e fosse andata a buon fine, nel caso venisse arrestato successivamente, lo Stato non avrebbe certo imposto una penale di 2500 euro/mese a vita per ottenere il rimborso. Avrebbe scontato qualche mese di galera ma sul piano economico sarebbe stato un danno minore. Questa è giustizia? Signori maschi, non sposatevi mai, lo dico ai miei figli e parlo per esperienza vissuta e lo consiglio a tutti coloro che stanno per avere una simile idea.
Per tornare nel merito e a conferma che i Giudici interpretano ad personam le leggi, dice, sempre l'avvocato Anna Maria Bernardini De Pace, una luminare del settore, che "nel 1975 è stata codificata la pari dignità coniugale con l'introduzione dell'obbligo di reciproca solidarietà morale e materiale. Concetto di parità che è stato ulteriormente ratificato e rafforzato dalla Legge 54/06, che ha introdotto il diritto alla bigenitorialità dei figli e, quindi, ha posto i genitori sullo stesso piano dei doveri di accudimento e mantenimento dei figli. Pertanto, in linea di principio, ciascun uomo e ciascuna donna dovrebbero, prima di chiedere un contributo integrativo all'altro, al momento della separazione, rispettare la propria dignità e il proprio dovere di autonomia preferendo organizzarsi con quanto già hanno (lavoro, capitale, patrimonio) invece di chiedere all'altro."
Di fronte a un tale sfacelo di logica e buon senso, diventano una tragica realtà le conclusioni dell'avvocato Matteo Mion, che trae in un corsivo del 3 agosto su Libero, quando sostiene dopo avere disquisito sulla tristissima vicenda della ragazza Eluana Englaro, "siamo 60 milioni di Eluana, appesi al filo di decisioni sconnesse tra loro.
Il Codice di Procedura Civile, attribuisce la potestà di uniformare le decisioni dei singoli fori alla Cassazione di Roma. Ammesso e non concesso che lo faccia, per arrivare alla sentenza della Suprema Corte, oltre alla disponibilità di molti quattrini, serve qualche decennio e probabilmente la spina è staccata per tutti noi. Non solo per la Englaro. Un consiglio da uomo pragmatico, ancor prima che uomo di legge: se non avete eredi giovani non iniziate cause dopo gli anta."
REBO

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